Con 606 voti a favore, 16 contrari e 39 astensioni, il Parlamento europeo ha dato il via libera finale alle nuove misure per proteggere l’industria siderurgica dell’UE dall’eccesso globale di produzione di acciaio, dovuto soprattutto a Cina e India. Il nuovo regolamento dovrà ora essere formalmente approvato dal Consiglio ed entrerà in vigore il primo luglio 2026.
L’obiettivo è aiutare l’industria siderurgica europea a contrastare gli effetti negativi sul mercato legati al commercio e derivanti dalla sovrapproduzione globale, sostituendo le attuali misure di salvaguardia in scadenza il 30 giugno 2026.
L’industria siderurgica dell’UE è essenziale per l’economia europea e riveste un’importanza strategica per le capacità di difesa dell’Unione, come indicato nel piano d’azione della Commissione per l’acciaio e i metalli (SMAP). Il settore ha dovuto affrontare sfide legate al commercio, tra cui una pressione significativa e costante delle importazioni in termini di volumi e prezzi, dovuta all’eccesso di capacità produttiva globale. Dal 2008 ha inoltre registrato circa 100.000 posti di lavoro persi.
In base alle nuove misure, che fanno seguito a una proposta avanzata dalla Commissione europea nel 2025, le quote di importazione esenti da dazi saranno ridotte a 18,3 milioni di tonnellate all’anno, una riduzione del 47% rispetto alle quote del 2024 e pari al volume totale di acciaio importato dall’UE nel 2013. A tale anno si fa infatti risalire l’inizio della sovrapproduzione dovuta principalmente alla Cina e alla sua industria fortemente sovvenzionata dallo Stato, che in poco più di dieci anni ha raggiunto una quota del 50% della produzione a livello globale. Le misure prevedono anche un dazio doganale del 50%, rispetto all’attuale 25%, sulle importazioni che superano la quota e sui prodotti siderurgici non coperti da essa.
Per limitare l’elusione delle misure da parte di aziende non UE attraverso trasformazioni minime dell’acciaio effettuate in Paesi terzi, il nuovo regolamento rafforza la tracciabilità dell’acciaio che arriva nell’UE. Nel testo si prevede infatti l’introduzione del “principio di fusione e colata”, secondo cui l’origine dell’acciaio è determinata dal luogo in cui viene inizialmente fuso e colato. La Commissione dovrà pertanto prendere in considerazione l’origine dell’acciaio al momento di assegnare le quote di importazione. Inoltre, la situazione dell’Ucraina come Paese candidato con specifiche difficoltà in materia di sicurezza dovrà essere presa in considerazione al momento dell’assegnazione delle quote.
Accordo tra Parlamento europeo e Consiglio sulle misure per proteggere il mercato siderurgico UE
Tornare all’acciaio “Made in Europe”
“L’Europa ha bisogno di un’industria siderurgica forte e competitiva, fondata sul commercio, l’innovazione e una concorrenza equa”, ha affermato la relatrice ed eurodeputata di Renew Europe, Karin Karlsbro. “Contrastare gli effetti negativi sul commercio causati dalla sovraccapacità globale è essenziale, e accolgo con favore il fatto che l’esenzione per le bramme d’acciaio russe non sia stata prorogata”, ha aggiunto l’eurodeputata, secondo cui, allo stesso tempo, l’Ucraina non deve essere penalizzata dalle misure dell’UE mentre la sua industria siderurgica è sotto attacco diretto della Russia. “L’Ucraina non è la fonte della sovraccapacità globale. Dobbiamo trattarla come un futuro Stato membro dell’UE e un partner strategico, e l’Unione deve ora mantenere la promessa di accordare all’Ucraina uno status speciale nel quadro del nuovo regolamento”, ha concluso l’eurodeputata di Renew.
Commentando il voto, l’eurodeputato del Partito democratico (S&D) Brando Benifei ha sottolineato la necessità che l’UE investa ora in acciaio Made in Europe. “Come Socialisti e Democratici abbiamo ottenuto risultati di grande importanza per l’agenda industriale europea dei prossimi mesi: un calendario accelerato per ampliare la lista dei prodotti coperti dalle salvaguardie e tempi dimezzati per proteggere anche i settori a valle, dall’automotive alla meccanica”, ha dichiarato Benifei in una nota.
“Non stiamo difendendo soltanto l’acciaio, ma l’intera base industriale europea. Ora l’Europa deve continuare su questa strada, accelerando la decarbonizzazione e sostenendo gli investimenti attraverso strumenti come l’Industrial Accelerator Act e criteri chiari di origine europea”, ha affermato l’eurodeputato del PD, secondo cui il voto odierno “rappresenta un segnale politico fortissimo: il Parlamento europeo riconosce l’urgenza di difendere la nostra industria siderurgica dagli effetti devastanti della sovraccapacità globale e delle pratiche commerciali sleali”.
Come ricordato dall’eurodeputato, nel mondo esiste una capacità produttiva in eccesso di oltre 600 milioni di tonnellate, ovvero quasi quattro volte la produzione annuale dell’Unione europea. Una sovraccapacità sostenuta da sussidi distorsivi e pratiche di dumping, che mette a rischio competitività e posti di lavoro. “Con questo regolamento riduciamo del 50% le quote di importazione, introduciamo dazi più efficaci e rafforziamo la tracciabilità contro le pratiche di elusione”, ha concluso Benifei.
Il voto del Parlamento europeo è stato accolto positivamente da EUROFER, l’associazione europea dell’acciaio, che lo ha definito un segnale che l’UE è pronta a difendere base industriale, sicurezza e autonomia in un contesto di incertezza geopolitica, distorsioni di mercato e sovraccapacità globale.
“In un momento di crescente incertezza geopolitica e distorsioni del mercato, questo invia un segnale importante: l’UE è pronta ad agire per difendere la propria base industriale, la propria sicurezza e la propria autonomia. Non bisogna indugiare ulteriormente affinché il provvedimento entri in vigore entro il primo luglio 2026, data di scadenza dell’attuale misura di salvaguardia”, ha dichiarato il direttore generale di EUROFER, Axel Eggert.
L’associazione ha inoltre sottolineato che la tutela della produzione siderurgica europea e la garanzia della domanda europea di acciaio devono procedere di pari passo, auspicando che lo stesso approccio strategico sia esteso ai prodotti derivati contenenti acciaio, al fine di “rafforzare l’intera catena del valore industriale europea”.
Tuttavia, per EUROFER sono necessarie ulteriori azioni per sostenere il settore, in particolare affrontando gli elevati prezzi dell’energia, attuando un efficace meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) e contrastando la sovraccapacità globale nel settore siderurgico.
I Paesi extra UE contestano l’approccio “trumpiano”
Il voto giunge mentre le misure di salvaguardia dell’UE sull’acciaio, in vigore dal 2018 ai sensi dell’Accordo sulle misure di salvaguardia dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), scadranno il 30 giugno 2026. La nuova stretta europea si avvicina, per intensità, alla linea adottata dal presidente statunitense Donald Trump, che ha imposto dazi del 50% sull’acciaio e sull’alluminio, con l’obiettivo di frenare l’ingresso di metalli a basso costo, in particolare dalla Cina. Bruxelles ha esortato gli Stati Uniti a ridurre i dazi sull’acciaio imposti al blocco. Ma questo approccio ha suscitato una certa costernazione nei Paesi extra-UE, tra cui il Regno Unito e la Svizzera.
Il ministro del Commercio britannico Chris Bryant ha auspicato un’“alleanza” tra UE e Regno Unito nel settore siderurgico, dopo che la Gran Bretagna ha imposto dazi analoghi e più elevati. “Dobbiamo poter continuare a esportare acciaio nell’Unione Europea e l’UE deve poter continuare a esportare nel Regno Unito”, ha dichiarato Bryant parlando all’agenzia di stampa AFP a Strasburgo, dove ha affermato di essere in contatto con i legislatori europei per discutere di cooperazione.
La scorsa settimana il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato l’intenzione di presentare una proposta di legge per nazionalizzare British Steel, azienda di proprietà cinese, dopo che nel 2025 il governo ne aveva assunto il controllo. Il 18 maggio, la Commissione europea ha annunciato che preparerà quote specifiche di acciaio esenti da dazi per i suoi partner commerciali, tra cui la Svizzera, e che spera di renderle operative entro il primo luglio.


[…] Acciaio, stretta UE sulle importazioni: quote ridotte e dazi al 50% oltre soglia […]